«I media sottopongono, se stessi e noi, ad una revisione dei meccanismi della memoria. C’è stato un certo rifiuto ad accogliere e a sistematizzare la memoria della comunicazione.
Ma col consumarsi della rivoluzione informatica e il passare del tempo, sembra anche nascere la domanda di vedere, o ri-vedere, gli ‘artefatti dismessi’.
 La questione dell’accessibilità, non solo da parte degli storici o degli specialisti, ma dei progettisti e di chiunque voglia ri-vedere materiali che appartengono al patrimonio collettivo, dovrebbe essere un diritto riconosciuto.
Poi, si fa strada l’esigenza di conoscere, al di là dei pochi autori già ‘storicizzati’, l’intero sistema della professione diffusa che ha dato vita a forme diverse di comunicazione.
Ci sono figure della grafica italiana che ‘sfumano’ nella storiografia ufficiale per via di un un sistema della memoria che significa chi non si è proposto in vita, e non è stato riproposto successivamente, come ‘protagonista’; come se la peculiarità dei contributi individuali si dovessero stemperare e appiattire su quei pochi casi dove si manifesta l’eccellenza. […] Solo la complessità e la completezza della dimensione archivistica possono restituire lo scenario dei contributi di un progettista, e un profilo a più dimensioni. Solo il sovrapporsi di materiali di sperimentazione e di ricerca, notazioni di progetto, artefatti realizzati, contributi critici di diversa provenienza e impostazione ci permette di ricostruire una mappa aperta, moltiplicatrice di prospettive critiche. […] Noi, oggi, già un po’ consumati dalla libertà senza limiti della grafica informatizzata, sentiamo il bisogno di guardarci indietro per poter procedere.
Il nostro ‘bisogno di memoria’ è l’esigenza di un mondo del progetto che rischia la deriva. E la memoria degli archivi è la memoria del futuro».


dalla rivista LineaGrafica, numero 356, 2005/editoriale di G.Baule Archivi della memoria e del futuro